RIPRENDIAMOCI LA CITTÀ

78-Le indagini della magistratura sull’ecomostro di Borgo Piave che intralcia l’ingresso nord di Latina hanno portato all’evidenza della cronaca l’ennesima dimostrazione dell’assoluta mancanza di rispetto che hanno della nostra città le cosiddette forze politiche che la tengono in pugno.

Come si dice in questi casi, la magistratura stabilirà se vi sono responsabilità penali.

Un’intera giunta, compreso il sindaco Di Giorgi  sotto indagine.

Una colata di cemento di circa diecimila metri cubi autorizzata con una procedura che definire opacaè un eufemismo, ad un costruttore, Vincenzo Malvaso, che è anche consigliere comunale di Latina in quota FI. E che di questo partito aveva addirittura issato il vessillo sul cantiere. Ora è stato costretto ad ammainarlo quel vessillo: la prepotenza e l’arroganza alla fine sono drammaticamente sfociate nel ridicolo.

Una cubatura che è triplicata in sfregio al P.R.G. (Piano Regolatore Generale) senza neanche un passaggio in Consiglio Comunale; una fascia di rispetto dalla strada di trenta metri, che appare e scompare dagli strumenti urbanistici come tra le mani di un’abile prestigiatore. Un parcheggio privatoindispensabile per soddisfare gli standard urbanistici che viene autorizzato sotto un’area pubblica.

Tutte cose che non vale neanche la pena di commentare, per quanto ci sarebbe da dire sull’idea di onestà, correttezza e trasparenza che ha questo comitato d’affari che amministra ormai da troppo tempo la nostra città.

Una città che si trova ad annaspare tra infiniti nodi irrisolti perché non si è trovato il modo di saziare bulimici appetiti. O forse proprio il non risolvere i nodi è il modo per saziare gli appetiti.

Così capita tutti i giorni di trovarsi davanti lo scheletro del grattacielo Key, opera all’epoca ardita e magnifica nella sua semplicità e purezza estetica e strutturale, ora macabro monumento all’insipienza e all’inettitudine dei nostri decisori. Un centro che non si riesce a pedonalizzare, caso forse unico in Italia per una provincia. Una città, la nostra, che per clima e morfologia si presterebbe ad una mobilità ciclistica come nessun’altra, costretta in una striminzita pistarella ciclo-pedonabile, superaffollata ad ogni ora, che si è forzosamente ricavata dalla carreggiata della via del mare. Mostri come la torre pontina, costruita e rimasta per gran parte invenduta. E per fortuna, perché se entrasse a regimeparalizzerebbe l’intero quartiere vista la pressoché totale assenza di infrastrutture.

Ma niente sembra scalfire la logica del profitto, o forse di qualcosa d’altro, addirittura peggiore, che speriamo la magistratura, almeno nel caso di Borgo Piave, ci disvelerà.

Fermare il consumo del suolo, recuperare l’esistente attraverso ristrutturazioni con efficientamento energetico, rendere la città vivibile, benessere fisico, rispetto dell’ambiente sono temi che non interessano chi ci amministra.

Credo che siano maturi i tempi che i cittadini si riprendano la città.

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