Il sindaco Di Giorgi si è dimesso

giovanni-di-giorgi-latina24ore-28596441I cittadini di Latina prendono atto delle dimissioni del sindaco Di Giorgi.

Dimissioni “irrevocabili”, come egli stesso ha tenuto a precisare. E stavolta gli possiamo credere: troppo sincere appaiono le sue dichiarazioni di denuncia di “personalismi”, “ricatti” e “continue richieste”.

Dunque dobbiamo ritenere concluso questo ennesimo tragicomico capitolo  della tormentata storia della nostra città

Del resto la conduzione della sua amministrazione non poteva avere un epilogo diverso. È stato un susseguirsi di episodi incresciosi, imbarazzanti, devastanti per la esangui casse comunali, spesso oltre i margini della legalità.

A volerne ricordare qualcuno, si ha solo l’imbarazzo della scelta.

Si può partire dalla fine, la decapitazione da parte della magistratura della partecipata EcoAmbiente che gestisce la discarica di borgo Montello insieme alla Indeco della Green Holding i cui vertici sono anch’essi stati arrestati per la sottrazione di 35 milioni di euro che sarebbero dovuti servire per la gestione post mortem dell’area. Solo pochi giorni fa abbiamo saputo che erano state autorizzate e realizzate due tribune allo stadio Francioni senza né progetto né tantomeno un collaudo, denotando pressappochismo, incompetenza ma soprattutto incoscienza da parte dell’amministrazione che ha messo a serio rischio l’incolumità di centinaia di persone. E che dire sull’assordante silenzio che ha accompagnato la sentenza “Caronte” che ha visto finalmente e seriamente colpito il clan Ciarelli-Di Silvio che imperversa da decine di anni nella nostra città con l’estorsione e l’usura, compiendo una vasta gamma di attività criminali, dagli atti intimidatori ai pestaggi fino agli omicidi. Mai la nostra amministrazione ha compiuto un gesto e neanche speso una parola a favore della sicurezza che invece è ormai gravemente compromessa nella nostra città. 

Per non parlare poi del caso Malvaso, dove un consigliere comunale, membro della commissione urbanistica, è proprietario di una impresa cui viene rilasciato un permesso a costruire nel quale magicamente i volumi assentiti si triplicano, le fasce di rispetto si riducono drasticamente, gli standard urbanistici si soddisfano su terreno pubblico. Per inciso, il suddetto Malvaso ce lo ritroviamo neoeletto consigliere provinciale. In compagnia, peraltro, di quel Michele Forte, ex sindaco di Formia,  che il pentito Carmine Schiavone aveva indicato essere stato il referente privilegiato della criminalità organizzata nel sudpontino nell’ambito del traffico di rifiuti e non solo.

E l’elenco potrebbe andare avanti all’infinito. Si ricorda così, a caso, il fatto che sono almeno quattro anni che la raccolta differenziata a Latina è ferma al 30%, la scellerata (non) gestione della ormai fantomatica metro leggera per il collegamento della città con la stazione ferroviaria, lo scempio della rottamazione dei sei autobus ibridi acquistati dal Comune di Latina nel 2003 e mai utilizzati, l’incapacità di affrontare e risolvere problematiche come il grattacielo Key il cui scheletro nel centro storico da decenni ci ricorda di che pasta sono fatti i nostri amministratori.

Ora il sindaco ha trovato l’alibi perfetto per defilarsi e lasciare la città esattamente come l’ha trovata anzi peggio. Altro che la “politica del fare”

Speriamo che questa volta, finalmente, i cittadini di Latina sappiano cogliere l’occasione per portare l’onestà e la trasparenza nel proprio Comune.

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