#IonondimenticoDonBoschin

lapideIn questo momento in cui si parla di mafia capitale e si acquisisce consapevolezza della presenza della criminalità organizzata nel nostro territorio, ricordare chi ha dato la vita per la verità e la giustizia, nell’interesse della collettività, è un obbligo assoluto. Era il 29 marzo 1995 quando don Cesare Boschin, 81 anni, fu incaprettato, torturato e ucciso perché aveva scoperto e contrastava attivamente lo sversamento di rifiuti tossici nella discarica di Borgo Montello da parte della camorra. Tecnicamente la causa della morte fu attribuita a soffocamento dovuto alla dentiera. Che era stata ingoiata a seguito delle percosse.

Allora l’intimidazione riuscì. Il comitato cittadino che era sorto per osteggiare lo sversamento di veleni nel proprio territorio, e che don Cesare Boschin ospitava nella sua chiesa, si sciolse.

Le nefandezze in questa  terra sono continuate. E ora si sono istituzionalizzate. Ora viene concessa dalla regione una Autorizzazione Integrata Ambientale per un mega ampliamento della discarica e per la realizzazione di un impianto di Trattamento Meccanico Biologico. Contro il parere della ASL, che dice che si è già superato da tempo il limite per la sicurezza e la salute dei cittadini, e a dispetto del fatto che a pochi chilometri, ad Aprilia, c’è già un TMB largamente sottoutilizzato.

È così che funziona. Se non si parte dalla verità, non si può arrivare alla giustizia. E gli abitanti di Borgo Montello lo sanno bene. Loro che sono chiamati a pagare il prezzo più alto di questo lurido gioco. Loro, che nei loro cartelli scrivono, rivolgendosi alle Istituzioni: “Ladri di Verità”.

Sono passati vent’anni . E forse i cittadini di Latina hanno trovato il coraggio. Forse cominciano a sentire che questa è la propria terra e non la terra di nessuno. Che non è terra di conquista. Che è la terra su cui dovranno vivere, e possibilmente prosperare,  i propri figli e i propri nipoti. Che non può bastare la torbida opera di qualche politicante prezzolato, per poterci sversare gli immondi rifiuti di una immonda filiera senza rispetto.

Perché il processo che arriva alla pace attraverso prima la giustizia e poi la libertà richiede molto coraggio. E deve necessariamente partire dalla verità.

E il primo passo è non dimenticare l’atroce martirio di don Cesare Boschin.

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