MOSCARDELLI CONTRO TUTTI

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Anche a questo ci è toccato di assistere in questo torrido agosto. Nientepopodimeno che il senatore piddino Claudio Moscardelli si erga a paladino della legalità. Approfittando certamente della fatica che, con questo caldo, si fa a ricordare o anche solo a pensare.
Chi, per caso, l’avesse letto ieri mattina su latina24ore.it deve aver certamente cercato conferma, prima di poterci credere. E poi, trovatala sul Giornale di Latina si è dovuto arrendere.
E allora, poiché, viste le foto, non si tratta di un caso di omonimia, qualche parola bisogna pur spenderla per ristabilire un minimo di obiettività.
Per cominciare non sembra che il Moscardelli, esponente di spicco da tempo immemore della DC-PPI-Margherita-PD, si sia stracciato le vesti all’epoca del trasferimento del prefetto Frattasi, reo di aver chiesto, naturalmente senza ottenerlo, lo scioglimento per mafia del comune di Fondi. Poi non si ricorda, né è rintracciabile in alcun dove, qualche sua dichiarazione , in merito al processo Damasco, in cui tra gli altri vennero condannati i fratelli Tripodo, esponenti a Fondi della ‘ndrangheta calabrese.
Stesso assordante silenzio sul caso Formia Connection che vide, tra gli altri, la condanna di Angelo Bardellino, di cui furono provati rapporti con uomini della politica e delle istituzioni.
E ancora, già valido componente insieme al collega senatore Fazzone della commissione antimafia, non si rintracciano sue eclatanti (ma anche non eclatanti) dichiarazioni avverso il clan Ciarelli-Di Silvio, durante e dopo il processo Caronte. Che ha visto infliggere un duro colpo alla criminalità nostrana.
E per la verità, neanche il PD, partito di Moscardelli e maggiore partito di opposizione nel capoluogo pontino, è mai apparso particolarmente attivo nel sollecitare il prefetto ad attendere con il maggior impegno possibile, alle sue funzioni di contrasto alla criminalità organizzata.
Facendo poi una rapida ricerca, balza invece agli occhi un titolo: “”Spese pazze” del gruppo Pd alla Regione Lazio, indagato Claudio Moscardelli”. E nell’articolo: “Pesce crudo e ostriche, ma anche battute di caccia e fagiani gustati al ristorante, sagre di provincia e un’autobiografia, e ancora olio extravergine di oliva, rimborsi sui taxi, aerei, treni, vecchie multe non pagate: sono le “spese pazze” fatte dal gruppo consiliare del Pd alla Regione Lazio dal 2010 al 2012, sotto la presidenza di Renata Polverini, finite nel mirino della procura di Rieti.”. Inchiesta passata poi a Roma per competenza territoriale.
Ma ora il senatore Moscardelli si lancia in una lotta alla cieca, menando fendenti all’aria. Chiede (a chi?) di “scoperchiare il pentolone”. “Occorre alzare il livello di attenzione per sostenere un’azione di contrasto e di repressione”, dice. Ma va? E chi lo deve alzare il livello e chi la deve sostenere l’azione di contrasto? “Latina rappresenta un centro di intreccio criminale che ha potuto prosperare indisturbato”. Ah, ecco. Chi lo ha lasciato prosperare indisturbato? E quali sarebbero, di grazia, le “coperture politiche che hanno reso possibile la sterilizzazione del contrasto da parte dello Stato”?
E ancora, snocciola una serie di interrogativi a cui, probabilmente, nessuno meglio di lui potrebbe fornire una risposta: “Come nascono carriere fulminee?” (Di chi?), “Chi ha introdotto certi personaggi?“ (Quali?). “In cambio di cosa?”. Magari qualche sospetto ce l’ha, senatore, e ce lo potrebbe dire.
E ancora: “Cosa serve perché a Latina saltino le coperture e la lotta alla criminalità acquisti contorni di realtà con nomi e ruoli ?”. Per la verità a quest’ultima domanda, il senatore Moscardelli finalmente una risposta se la dà: “Servono rappresentanti istituzionali e Forze dell’ordine determinati e incoraggiati e sostenuti dalla politica che vuole impegnarsi a loro fianco.” Ecco, senatore, incoraggi, sostenga, si impegni al loro fianco. Poi semmai ne riparliamo.
Diciamoci la verità, senatore Moscardelli, da una persona come lei che si vanta, a ragione, di aver fatto politica da quando aveva 15 anni, che ha ricoperto pressoché tutte le cariche politiche disponibili sul territorio, che è membro della commissione bicamerale d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, qualche notizia un po’ più precisa, qualche accusa un po’ più circostanziata, ce la potremmo pure aspettare.
Sono i fatti che contano, alle parole, ormai, non crede più nessuno.
A noi risulta che tra le forze politiche presenti sul territorio, l’unica che abbia acceso un riflettore per tentare di rischiarare il cono d’ombra in cui si muove la criminalità organizzata sul nostro territorio, sia stato il M5S con il convegno-dibattito tenutosi il 6 giugno 2015 al circolo cittadino, dal titolo “Mafia Pontina”.

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