Chi ha ridotto Latina in questo stato? Lo sappiamo bene e per questo invertiamo la rotta.

Chi ha ridotto la città di Latina in questo stato? Questa è la banalissima domanda, l’unica davvero sensata, che ogni elettore dovrebbe porsi domenica quando andrà a scegliere tra un candidato e una lista coinvolte pesantemente nelle passate amministrazioni e un candidato e una lista che non hanno nulla a che vedere con il deprimente governo cittadino degli ultimi anni.

Qual è lo stato di degrado culturale in cui è ridotta ormai Latina lo abbiamo potuto vedere ieri sera, durante il secondo confronto in piazza del Popolo, questa volta organizzato da Lazio TV. Ieri sera (come la sera precedente) abbiamo assistito al solito dibattito elettorale pieno di tante belle parole e tantissime promesse. Nulla di più e nulla di meno del solito inutile dibattito elettorale, in cui i contendenti si preparano le risposte a tavolino, cercando di destare la migliore impressione nello spettatore. Chiacchiere per prendere voti. Questi dibattiti, lo sappiamo, non servono a nulla, perché le parole non costano nulla e non dimostrano nulla, e lo abbiamo visto nella storia recente del nostro Paese con Berlusconi prima, Renzi poi, abili venditori di sogni a parole, mai tramutate in azioni concrete. Recitare bei discorsi non costa nulla. Se quei discorsi sono discordanti dai fatti sono i soliti ingannevoli discorsi tipici dei politici parolai. L’unica cosa che conta realmente è la coerenza tra le parole e le azioni. E ieri sera oltre a tante parole abbiamo potuto vedere anche alcune importanti azioni, che è fondamentale ora mettere a fuoco.

Lo spettacolo, assai deprimente, a cui abbiamo assistito in piazza del Popolo durante il secondo faccia a faccia consecutivo ha nuovamente mostrato due realtà agli antipodi. Da una parte i tre capi politici (Calandrini, Tiero, Maietta) disposti ai vertici di un ideale triangolo a controllare, dirigere e talora eccitare una cinquantina di supporters che hanno riempito la piazza di urla, schiamazzi e insulti dal primo all’ultimo minuto del confronto. Dall’altra parte, sparsi liberamente qua e là, cittadini pacificamente e gioiosamente accorsi per sostenere colui che in questo momento rappresenta maggiormente i loro ideali e valori, Damiano Coletta. Da una parte la rabbia e l’aggressività immotivate, dall’altra l’entusiasmo e la volontà di cambiare insieme la storia della città.

La violenza, la prepotenza e i continui gesti intimidatori dei supporters di Calandrini ci hanno regalato uno degli spettacoli cittadini più indecorosi degli ultimi anni. Persino nella registrazione video che sta girando in queste ore su Lazio TV si possono udire urla e insulti continui che accompagnano costantemente i discorsi di Coletta. La vergogna maggiore è rappresentata dal fatto che quei supporters che si atteggiavano con i modi di una claque, di una claque violenta, non sono stati mai ripresi e moderati da Calandrini e Tiero (anzi quest’ultimo ha contribuito all’indegno baccano utilizzando un fischietto da capo tifoso). Ed è così che Coletta, non appena prendeva il microfono, era sommerso di urla, insulti e gestacci rivolti alla sua persona.

I sostenitori di Coletta assistevano a quegli attacchi in vario modo: i più restavano in silenzio, chi incredulo, chi spaventato; altri si allontanavano, schifati dalla violenza della claque calandriniana; altri ancora non resistevano e provavano a moderare la claque; qualcuno, infine, perdeva le staffe e rispondeva agli insulti. In alcuni momenti si è sfiorata la rissa, con episodi francamente indecorosi. Il clima di violenza che si percepiva, clima – lo ribadiamo – integralmente generato dai ben riconoscibili supporters di Calandrini, ha costituito una tristissima pagina della storia di Latina.

Ormai i giochi sono fatti. Ormai i cittadini hanno compiuto le loro scelte. E possiamo tirare le somme.

In questa campagna elettorale abbiamo visto fronteggiarsi due scuole di pensiero, due filosofie di vita radicalmente opposte. Da una parte il potere rigidamente gerarchico di pochi politici che comandano e dominano cittadini che considerano loro sottoposti, dall’altra una comunità che si aggrega e partecipa liberamente e con passione alla vita pubblica. Da una parte la violenza e la prevaricazione, dall’altra l’entusiasmo e l’accoglienza. Da una parte una separazione totale tra politici e cittadini, dall’altra il cittadino che fa politica in ogni momento della sua giornata. Inutile precisare che dalla prima parte c’è il candidato Nicola Calandrini e la sua claque, dall’altra Damiano Coletta e la squadra di Latina Bene Comune. Mai differenza è stata più clamorosa tra due progetti politici. Differenza percepibile nei fatti. Da una parte c’è chi ha fatto della politica un mestiere, dall’altra parte c’è chi un mestiere ce l’ha da tempo e si impegna oggi in politica perché ha a cuore le sorti della propria città e del territorio in cui vive. I metodi e le capacità dei mestieranti li abbiamo visti tutti, per decenni, e hanno portato al penoso degrado in cui versa oggi Latina. I metodi e le capacità dei cittadini che si sono attivati e hanno formato la lista civica Latina Bene Comune li abbiamo conosciuti in questi ultimi tempi e ci paiono radicalmente migliori di quelli dei mestieranti. In altre realtà abbiamo visto i dilettanti superare in breve tempo i professionisti della politica: emblematico il caso del Movimento 5 Stelle. A Latina potrebbe accadere qualcosa di simile? Vedremo. Ridare fiducia nuovamente a chi già ha dimostrato la propria inadeguatezza non ha senso; è preferibile provare con chi, almeno nelle intenzioni, pare ben motivato a invertire la rotta.

Dobbiamo dare ai nostri cittadini l’esempio di una nuova possibile civiltà. E dobbiamo dare questo esempio differente prima di tutto proprio a coloro che ieri sera si sono comportati come violenti ultras. Non possiamo continuare a pensare a cittadini che durante la campagna elettorale vengono usati da capi e capetti dei partiti per poi essere gettati via subito dopo l’uso. Questi sono sudditi, è evidente, non sono cittadini.

Se Latina Bene Comune vincerà queste elezioni e andrà al governo della città, dovrà per prima cosa essere una forza politica non violenta. Occorrerà quindi unire e non dividere in modo incosciente i cittadini in fazioni contrapposte, occorrerà dialogare e recuperare anche coloro che ieri sera urlavano come indemoniati contro concittadini che hanno avuto l’unico torto di dedicare il proprio tempo gratuitamente al sogno di una città migliore.

Esiste un altro modo di fare politica, e quel modo è la partecipazione attiva e consapevole. Chi ha a cuore il bene comune non manda in piazza decine di ultras a urlare, fischiare e insultare altri cittadini. I vecchi partiti hanno creato in città un deserto materiale, culturale, morale, intellettuale, spirituale. È ora che si facciano da parte e diano ad altri la possibilità di costruire una Latina differente. Non violenta, innanzitutto.

La non-violenza è una forza.

Antonio Saccoccio

CONFRONTO-SERALE

One thought on “Chi ha ridotto Latina in questo stato? Lo sappiamo bene e per questo invertiamo la rotta.

  • 18 giugno 2016 at 16:06
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    Ben detto. io c’ero e confermo tutto, soprattutto la filosofia vetusta e arrogante dei vecchi amministratori.
    Bravo!

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