ATTUARE LA COSTITUZIONE PER EVOLVERE

Ausmerzen, sopprimere i deboli, è una delle tecniche di eugenetica applicata dai nazisti sui bambini nella seconda guerra mondiale.

Gli americani, dal canto loro, hanno acceso un piccolo sole su Hiroshima. E un altro su Nagasaki.

Si dice che il dolore scavi nell’animo umano uno spazio che potrà poi essere usato per contenere gioia. Se veramente è così, dopo la seconda guerra mondiale l’animo umano avrebbe potuto contenere una quantità di gioia smisurata.

Dire che sono morte oltre cinquanta milioni di persone, benché il dato sia agghiacciante, non può rendere l’orrore. Bisognerebbe almeno aver visto il sorriso di ciascuno di loro in un momento felice. E poi gli occhi, mentre perdevano la luce.  

Ecco da dove nasce l’ispirazione della nostra Costituzione. Il desiderio di riscatto, il vuoto da colmare.

Dopo l’ora più buia era finalmente il tempo dell’alba. Tutto quel dolore non andava sprecato. Tutta quella gente non poteva essere morta invano.

La coscienza collettiva doveva essere lavata, purificata. Si era scesi nei meandri più bui e terrificanti dell’anima. Era tempo di risalire, di elevarsi, di volare.

Trovare le parole giuste non era facile. Dovevano trasmettere solidarietà, fratellanza, serenità, fiducia; anche entusiasmo. Dovevano essere parole di verità e di giustizia. Dovevano guidare verso la libertà e la pace.

Ci voleva una immensa quantità di coraggio.

Qualcuno crede che ci sia una energia sintropica che guida la vita in generale, e l’Uomo in particolare, verso l’evoluzione.

Chissà, forse sarà stata la sintropia, fatto sta che il coraggio si è trovato. E parole splendide sono andate a comporre la Costituzione Italiana.

Parole nelle quali tutti, ma soprattutto i deboli e indifesi, si sono riconosciuti e hanno trovato la forza di rialzare la testa. Hanno ritrovato la speranza.

Sono passati quasi settant’anni e la nostra Costituzione, come tutte le cose che si elevano al di sopra dell’effimero, del relativo e si protendono verso l’assoluto,  mantiene inalterato tutto il suo vigore, tutta la sua efficacia.

Ma nel frattempo l’uomo ha trovato un nuovo dio: il mercato. Che come tutti gli dei detta le sue leggi e pretende sacrifici. È sul suo altare che si sono immolate innumerevoli iniziative umane. Le sue regole determinano chi deve vivere e chi invece deve essere soppresso.

È l’ausmerzen su scala planetaria, globale. E forse, se possibile, è qualcosa di più spietato e brutale.  È un dio che non si preoccupa di chi muore di fame, di chi è malato, non tiene conto dei sogni e dei bisogni. Vuole i suoi disoccupati, i sudditi, gli schiavi; pretende i fallimenti. Addirittura non rispetta neanche Pachamama, la Madre Terra.  Tiene conto solo del profitto.

Niente può intralciare il sacrosanto diritto di un consiglio di amministrazione di una corporation di distribuire dividendi. E se è conveniente una monocoltura, monocoltura sia. Fa niente se sparisce la foresta pluviale del Borneo con tutta la sua biodiversità irrecuperabile.

E le Costituzioni democratiche sono un intralcio che va rimosso.

È con questo spirito che si sono succeduti attacchi sempre più violenti alla nostra Costituzione. L’ultimo meravigliosamente respinto dal Popolo Italiano il 4 dicembre 2016.

Tuttavia respingere gli attacchi non può bastare. È necessario contrattaccare, affermare e imporre definitivamente che il mercato sia sottomesso all’Uomo e alla Natura.

Sarà una guerra durissima, perché il dio mercato è già molto forte.

Ma in Italia abbiamo un’arma potentissima: la nostra Costituzione.
Basta semplicemente, ma assolutamente e a qualunque costo, attuarla compiutamente.

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