E’ così difficile?

Vivo in un ambiente, un habitat pare si dica. Vivo, cioè mi sposto, lavoro, passeggio, mi relaziono, coltivo interessi.
Osservo questo habitat ed ogni volta mi sconforta osservare cose che restano immutate, per anni, senza che si riesca da parte degli amministratori, coloro scelti da noi, di trovare soluzioni per migliorare questo habitat.
Avere una Marina di Latina accogliente, piacevole allo sguardo e funzionale, con nuove strade parallele alla costiera che diano una viabilità e percorrenza accettabile e magari far diventare interamente pedonale e ciclabile la strada lungomare, oggetto di un piano plus (piano locale urbano di sviluppo) da poco terminato più figlio della necessità di spendere soldi che non di una vera progettualità. Marciapiedi rifatti risibili, assenza di barriere che impediscano, dopo i lavori fatti che la sabbia invada marciapiedi e sede stradale, depauperando la linea sabbiosa costiera, parcheggi con strisce blu presenti in tratti dove la sede stradale ristretta rende rischioso il transito nei due sensi dei veicoli.
Occorrerebbe nell’ottica del bene comune procedere all’esproprio per pubblica utilità di tutte quelle abitazioni private che insistono sulla spiaggia per destinarle a servizi pubblici come soccorso, distaccamenti polizia municipale, o in alternativa cambiarne la destinazione d’uso per pubblici servizi come esercizi ricettivi, per la balneazione o ristorazione. Cioè restituire alla collettività la fruibilità di uno spazio per sua natura pubblico.
Occorrerebbe recuperare alla collettività la casa cantoniera di capo portiere, in uso a privati e senza alcuna manutenzione, il cui verde ad occhio pare anche un deposito di robaccia varia.
Occorrerebbe stabilire una volta per tutte che la marina di Latina è zona turistica e quindi non è possibile costruire più abitazioni private , ma solo strutture turistiche o al servizio turistico con basso impatto ambientale e nel rispetto paesaggistico, con aree che ne ricordino le origini.
Occorrerebbe recuperare il sito della centrale nucleare di borgo sabotino per dargli una destinazione di porto turistico, utilizzando quindi una costruzione interna alla linea del mare senza impattare sulle correnti marine e che sarebbe un grosso volano economico locale.
Avere un habitat funzionale significa avere un collegamento con Roma, alternativo alla Pontina ed alla congestionata Latina stazione, sicuro, puntuale e poco inquinante come solo una metropolitana di superficie può dare. Da raggiungere facilmente, nei quartieri Q4 e Q5, entrando a Roma dalla Laurentina ad esempio.
Avere un habitat sano significa fare coraggiosamente dei rifiuti una risorsa, con una differenziata seria, spinta e rigorosa tanto nei processi quanto nei controlli ed abbandonare dannose idee di megacentrali a biogas.
Non è una lettera dei sogni, molte di queste cose si trovavano nei programmi elettorali anche di chi ha vinto le ultime elezioni comunali a Latina, cui abbiamo dato fiducia con il voto, stante la grande assenza locale del Movimento.
Ritenevo che “se lo diciamo lo facciamo” fosse patrimonio comune, ma ad oggi a Latina devo con disappunto ricredermi. E’ così difficile fare quello che si dice?

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